in Etiopia è stata usata Iprite, arsina e cloropricrina, nella quasi totalità dei casi solo con irrorazione per mezzo aereo in quanto non era ritenuto efficace l'intervento per mezzo delle artiglierie. Si sono tentati anche alcuni lanci con bombe al fosgene, ma sono stati abbandonati per scarsi risultati ottenuti. confermo che i reparti chimici divisionali erano di fatto abilitati non al lancio dei gas ma di nebbiogeni e in qualche caso mi risulta siano stati equipaggiati con lanciafiamme, ma è un aspetto che devo ancora verificare. Le artiglierie avevano una dotazione minima di gas che pare non sia stata impiegata in quanto le difficoltà logistiche hanno fatto si che si privilegiasse l'invio al fronte di munizioni convenzionali ritenute più valide e più sicure anche per le truppe che le sparavano. In funzione degli ampi spazi e della mobilità del nemico è stata usata prevalentemente iprite, laciata con bombe che esplodevano ad altezza variabile che irroravano spazi circolari da 250 o 500 metri. L'iprite sul terreno impediva il passaggio di truppe abissine (scalze) e ritardava avanzate o infiltrazioni di armati nemici anche se l'odore di senape e l'ossidazione della vegetazione rendeva (per chi lo sapeva riconoscere) chiaramente individuabile l'area irrorata. Il lancio diretto su armati dell'iprite in goccioline ne provocava la morte non immediata e col passare del tempo (in giorni/ore) il risultato si riduceva proporzionalmente. Sui risultati tattici di tali lanci i pareri sono discordi. A parte attacchi mortali diretti contro gruppi di armati, molto difficili vista la mobilità abissina, sembra che i luoghi ipritizzati siano sempre stati aggirati dagli etiopici, che non si ponevano il problema di marciare anche su terreni rotti e impervi.
La diatriba rispetto all'uso dei gas che negli anni sessanta/settanta qualcuno diveva che non fossero mai stati impiegati nasce dal fatto che la gran parte delle truppe non ne ha di fatto conosciuto l'uso ne gli effetti in quanto i lanci venivano effettuati dall'aeronautica lontano dalle linee italiane e perchè l'iprite dopo alcuni giorni si dissolve. Per il resto non se n'e' mai fatto un mistero, mio nonno che ha servito in aeronautica in AOI ne ha sempre parlato e nella logica militare degli anni '30 l'uso dei gas rientrava nelle armi utilizzabili senza particolari crisi di coscenza. Il fatto che sia stato usato principalmente nelle guerre coloniali da parte di francesi, italiani e spagnoli ad esempio è stato il fatto che il nemico non disponendo di propri depositi non poteva fare altrettanto. Durante la 2a mondiale infatti il timore di rappresaglie con gas ha fatto si che nessuno le usasse, non certo per questioni morali.
Non credo si possano fare questioni sull'uso o meno dei gas in etiopia. E' un aspetto ormai smarcato e storicamente assodato.
Per tentare di rispondere al topic aggiungo che è molto strana l'adozione di maschere antigas per truppe coloniali e nazionali in quanto era assodato che i nostri nemici non disponevano di aggressivi chimici. mi viene invece da pensare che fossero distribuite delle maschere ai serventi dei pezzi di artiglieria che avevano ricevuto proiettili caricati a gas per sopportare eventuali cambi di vento e quindi "ritorno di gas". Mi pare che i proiettili fossero per i soli cannoni da 77/28 e da 120/25. Non mi paiono però cannoni da reparti di artiglieria coloniale..
Sulle maschere ai serventi delle Batterie (da 65/17) non ho informazioni, anche se convengo che probabilmente gliele avranno date. E' anche vero che i tiri di artiglieria in grotta di cui ho notizia avvennero alla presenza di altri reparti coloniali di fanteria, che la maschera certo non l'avevano (un Sottotenente del 45° finì quasi all'ospedale per essere penetrato, con i suoi Ascari, in una caverna prima che gli effetti delle arsine si dissolvessero del tutto). I dati che ho riguardano la distribuzione avvenuta durante la campagna AO al I Gruppo Dubat, e a fine 1936 all'VIII Battaglione Arabo-Somalo (che peraltro in quel periodo non era dislocato in zona interessata da particolari operazioni militari di polizia.
Guarderò se trovo qualche informazione su un libretto a cui ho avuto il piacere di collaborare come "consulente per la parte fotografica", e consistente nelle memorie di un militare del "Reparto Chimico" in Somalia nel 1935/36 (G. Francesco Milano, Un ragazzo calabrese alla conquista dell’Impero – Lettere e appunti di un diario mai scritto 1934-1936, Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo dell’Italia Contemporanea, Cosenza 2006).
i soli cannoni da 77/28 e da 120/25. Non mi paiono però cannoni da reparti di artiglieria coloniale
Solo per puntualizzare: il 77/28 era un cannone tipico e quasi esclusivo dell'artiglieria coloniale.
Poco dopo arrivarono alcuni ufficiali di cavalleria tedesca e scattando sull’attenti espressero la loro ammirazione: “Herr Colonel, noi queste cose non le sappiamo più fare” (ISBUSCENSKJ, 24 agosto 1942)
il 77/28 equipaggiava effettivamente alcune Batterie e Compagnie coloniali, ma principalmente di artiglieria da posizione; i reparti operativi (=someggiati e cammellati) armavano pezzi da 65/17 e 75/13.
il 77/28 equipaggiava effettivamente alcune Batterie e Compagnie coloniali, ma principalmente di artiglieria da posizione; i reparti operativi (=someggiati e cammellati) armavano pezzi da 65/17 e 75/13
Il mio aggettivo "esclusivo" si riferiva al fatto che quasi tutti i 77/28 erano impiegati in colonia (sia Libia sia Africa Orientale), essendo giudicati obsoleti per un teatro europeo. Non intendevo affatto dire che l'artiglieria in colonia avesse esclusivamente tale cannone, c'erano infatti anche gli altri modelli citati.
Poco dopo arrivarono alcuni ufficiali di cavalleria tedesca e scattando sull’attenti espressero la loro ammirazione: “Herr Colonel, noi queste cose non le sappiamo più fare” (ISBUSCENSKJ, 24 agosto 1942)
Sul libretto che ho citato sopra non ho trovato molti riferimenti all'attività dei chimici in Somalia: è un epistolario in cui l'Autore, un Soldato della 2^ Compagnia Chimica, parla chiaramente delle sue "armi micidiali", ma non spiega mai bene che uso ne viene fatto; interessanti però queste note: